Alboino della Scala

Alboino della Scala fu il secondogenito dei sei figli di Alberto I della Scala, e governò Verona dal 1304 fino alla sua morte. La sua ascesa al potere avvenne successivamente alla morte del fratello Bartolomeo I, che a sua volta era diventato signore di Verona nel 1301, nonostante la presenza di un figlio legittimo di quest’ultimo; questa scelta sembra sia stata compiuta per evitare la nascita di dissidi all’interno della famiglia stessa. Durante il suo governo Alboino decise di fondere i beni posseduti dai della Scala con quelli del Comune, andando in questo modo a creare, grazie anche ad alcune vittorie militari, un patrimonio molto ingente.

Il 28 dicembre 1298 sposò Caterina Visconti, figlia di Matteo, in occasione della quale venne invitato a presenziare anche la popolazione veronese. Questo matrimonio sanciva l’alleanza tra una delle più potenti famiglie Lombarde con i della Scala. Otto anni dopo Alboino si presentò nuovamente all’altare, questa volta prendendo in sposa Betrice, figlia di Giberto III da Correggio. Alla sua corte fu ospitato anche Dante Alighieri che però, come esprime in un passaggio del Convivio, non aveva molta stima del regnante. Possiamo infatti leggere:

Bene sono alquanti folli che credono che per questo vocabulo “nobile” s’intenda “essere da molti nominato e conosciuto”, e dicono che viene da uno verbo che sta per conoscere, cioè “nosco”. E questo è falsissimo; ché se ciò fosse, quali cose più fossero nomate e conosciute in loro genere, più sarebbero in loro genere nobili: e così la guglia di San Piero sarebbe la più nobile pietra del mondo; e Asdente, lo calzolaio da Parma, sarebbe più nobile che alcuno suo cittadino; e Albuino della Scala sarebbe più nobile che Guido da Castello di Reggio: che ciascuna di queste cose è falsissima. E però è falsissimo che “nobile” vegna da “conoscere”, ma viene da “non vile”; onde “nobile” è quasi “non vile”.

Viene quindi posta dall’autore fiorentino l’attenzione su una sfaccettatura del carattere di Alboino alquanto peculiare, questa necessità di sentirsi “nobile”.

Dal punto di vista espansionistico inizialmente pose la sua attenzione sulla città di Brescia, che vedeva come una via decisiva per giungere fino ai territori bergamaschi. Decise di allearsi con il vescovo di Brescia, nonché con Cremona, Parma e Mantova per muovere guerra ad Azzo d’Este, allora marchese di Ferrara. Nel 1306 superò il Po con le sue truppe e giunse fino a Ferrara, senza però riuscire a risolvere la contesa entrando nella città. Seguirono un paio di anni di scorribande che culminarono con la sottoscrizione di una pace.

Nello stesso anno Cangrande compiva il suo diciottesimo anno d’età, e il fratello decise di condividere con lui il potere sulla città di Verona. I due decisero di soccorrere le città di Parma e Piacenza che stavano combattendo quell’anno contro i guelfi, ma l’azione militare si concluse con un nulla di fatto. Al contempo Enrico VII di Lussemburgo era appena stato eletto re del Sacro Romano Impero, e trovò negli Scaligeri l’appoggio economico e militare per la sua discesa in Italia, pochi anni dopo, volta all’incoronazione. Ricevettero in cambio la promessa da parte di Enrico VII di passare da Verona durante il suo passaggio sul suolo italico. In realtà il sovrano desiderava sedare le dispute nel territorio Veneto, e per questo invitò i conti di Sambonifacio al rientro a Verona, e nominò vicario imperiale di Verona Vanni Zeno da Pisa, privando quindi di questo titolo Alboino e Cangrande. Questa fu la causa dell’assenza dei due sovrani a Milano il giorno dell’incoronazione di Enrico VII, incoronazione a cui prese invece parte il vescovo di Verona. Infine decisero, come sommo atto di dissenso, di rinunciare alla Signoria, convinti che i veronesi non avrebbero voluto nessun altro sovrano. Puntualmente il 7 marzo 1311 arrivò da parte di Enrico VII di Lussemburgo la nomina di vicari imperiali, e i due si ritrovarono in questo modo nelle mani sia il potere di signori del Comune, sia il potere imperiale. Quest’ultimo riconoscimento costò parecchio al Comune di Verona, in quanto i due si videro obbligati a mandare un grande contingente armato per scortare il sovrano, nonché una remunerazione pecuniaria. Obbiettivo di Enrico era quello di riuscire a controllare tutte le città del Nord Italia per mezzo dell’elezione dei vicari, e l’eliminazione dei comuni che si rifiutavano di sottostare al potere imperiale. Una di queste città fu Padova, che non volle inginocchiarsi al potere del sovrano, e si vide quindi attaccata Vicenza, città che era sotto il suo dominio, dai soldati dell’Impero insieme alle armate Scaligere. Il 15 aprile 1311 Vicenza cadde, con l’aiuto della popolazione stessa che si stava ribellando al potere di Padova, e Vanni Zeno da Pisa divenne suo vicario imperiale. I vicentini, decisi ad aiutare Verona nell’attacco contro Padova, continuarono a provocarla alla ricerca di un casus belli che arrivò al punto di deviare il Bacchiglione.

Il 28 ottobre 1311, dopo 7 anni di dominio, Alboino morì a causa di una malattia, mentre era in corso l’assedio di Brescia da parte delle armate dell’imperatore Enrico VII, a cui stava prendendo parte anche Cangrande. Fu il fratello stesso a succedere al ruolo di signore di Verona dopo la sua morte.

Ricerca a cura di Andrea Mascanzoni


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