Giullari e Trovatori

Giullari e Trovatori

CHI E’ IL GIULLARE?

La maggioranza delle persone ignora quanto sia complesso definire la professione di giullare, mestiere che cambia di significato in relazione alle fasi del Medio Evo stesso e dei vari luoghi in cui si realizza.

Pur non essendo i primi giullari d’elevata estrazione sociale, si potevano trovare indifferentemente in palazzi ad intrattenere nobiluomini, in piazze, locande, fuori delle chiese in mezzo al popolo.

Interessante è ciò che afferma E. Faral ne “Les jongleurs en france au Moyen age” riguardo questa figura:

Un giullare è un essere multiplo; è un musico, un poeta, un attore, un saltimbanco; è una sorta di addetto ai piaceri alla corte di re e principi; è un vagabondo che vaga per le strade e dà spettacolo nei villaggi; è il suonatore di ghironda che, ad ogni tappa, canta le canzoni di gesta ai pellegrini; è il ciarlatano che diverte la folla agli incroci delle strade; è l’autore e attore degli spettacoli che si danno i giorni di festa all’uscita di chiesa; è il conduttore delle danze che fa ballare la gioventù; è il cantimpanca (=cantastorie); è il suonatore di tromba che scandisce la marcia nelle processioni; è l’affabulatore, il cantore che rallegra festini, nozze, veglie; è il cavallerizzo che volteggia sui cavalli; l’acrobata che danza sulle mani, che fa i giochi con i coltelli, che attraversa i cerchi di corsa, che mangia il fuoco, che fa il contorsionista; il saltimbanco sbruffone e imitatore; il buffone che fa lo scemo e dice scempiaggini; il giullare è tutto ciò ed altro ancora.

Da questa descrizione si può intuire come il giullare sia una figura assai versatile, un individuo che pratica una o più discipline artistiche davanti ad un pubblico assai eterogeneo: un attore professionista in piena regola.

LA CONDANNA DELLA CHIESA

Vi sono tre generi di istrioni. Taluni trasformano e trasfigurano i loro corpi con danze turpi ed atti turpi, sia denudandosi turpemente, sia rivestendo maschere orrende. […] Altri non hanno fissa dimora, ma accompagnano le corti dei grandi e dicono obbrobri e ignominie dei lontani per ingraziarsi gli altri. […] V’è inoltre un terzo genere di istrioni, che hanno strumenti musicali per dilettar la gente, e di cotali generi sono due. Taluni infatti frequentano le pubbliche taverne e le compagnie scostumate, e quivi cantano varie canzoni per indur la gente a dissolutezza, […] Ma altri ve ne sono e si chiamano giullari, che cantano le gesta dei principi e la vita dei santi, e recano conforto alla gente in mezzo agli affanni e alla sventura, […] costoro possono sussistere.

Tomaso Cabham, autore del documento da cui è tratta la citazione, fa capire in maniera chiara il perché la chiesa sia ostile nei confronti di alcuni tipi di istrioni.

L’attore è colui che trasforma e trasfigura il proprio corpo e cioè che va contro natura poiché Dio ha generato l’uomo in un solo modo (a propria immagine e somiglianza). La seconda colpa è quella di essere vagabondi e di svendersi e sparlare degli assenti a solo scopo mercantile. La terza colpa è quella di usare la musica che è considerata un’arte di origine divina per contrapporsi al musico sacro ed indurre il popolo a compiere atti dissoluti. Solamente quei giullari che usano le loro doti per celebrare le gesta dei santi e dei principi sono degni di “poter sussistere” poiché usano l’arte per descrivere l’universo così come Dio lo ha creato e ordinato.

Giullari e Trovatori

GIULLARI E TROVATORI

Tra il XII e XIII secolo si afferma la figura del trovatore ovvero di quel poeta che, nel periodo in cui le corti sono ormai divenute centri di cultura oltre che di potere economico politico, elabora un genere di poesia detta appunto “cortese”.

Il termine deriva dal provenzale “trobador” che vorrebbe dire dal latino “farcire di tropi o sequenze l’alleluia e, poi, intessere di rime una melodia”: quindi poeta, ma soprattutto musico.

Il rapporto fra trovatore e giullare è tuttora in discussione. La distinzione tradizionale riportata nell’“Enciclopedia dello spettacolo” è quella che vorrebbe che il trovatore fosse il compositore dell’opera letteraria e musicale e il giullare chi la recita e la canta. Ma la distinzione non doveva essere così netta: infatti il trovatore non era altro che l’ultima declinazione della categoria del giullare. I primi trovatori vivevano più del proprio essere giullari. Con l’accostarsi alla giulleria di soggetti di estrazione sociale più elevata, poco alla volta il trovatore diviene più consapevole del proprio ruolo e pretende di essere superiore al giullare proprio perché insignito del titolo di dottore in poesia.

Il primo trovatore di cui si abbia notizia fu Guglielmo IX, duca d’Aquitania.

MEZZI D’INFORMAZIONE DELL’EPOCA E INFLUENZA SULLE SOCIETA’

Si può ben dire che, molto prima dell’invenzione della stampa, i trovatori e altri menestrelli erranti furono i mezzi d’informazione dell’epoca. I menestrelli medievali viaggiavano da una nazione all’altra. In tutte le corti europee dovunque andassero, da Cipro alla Scozia, al Portogallo all’Europa orientale, raccoglievano notizie e si scambiavano storie, melodie e canzoni. Le melodie orecchiabili delle canzoni dei trovatori, che in breve tempo erano trasmesse oralmente da un giullare all’altro, finivano per essere imparate dalla gente, e influenzavano moltissimo l’opinione pubblica, spingendo la popolazione a schierarsi a favore dell’una o dell’altra causa.
Una delle molte forme poetiche usate dai trovatori è il cosiddetto sirventese, che letteralmente significa "canzone del servitore". Alcuni sirventesi smascheravano l’ingiustizia dei governanti. Altri esaltavano gesta eroiche, altruismo, generosità e misericordia, mentre criticavano crudeltà e barbarie, codardia, ipocrisia ed egoismo. Anche se la maggior parte delle canzoni dei trovatori tesseva le virtù dell’amore cortese, altre trattavano le questioni sociali e politiche dell’epoca. M. Aurell, autore del libro “La vielle et l’épée”, ha spiegato che i trovatori “parteciparono attivamente ai dibattiti che dividevano i loro contemporanei e che con le loro opere contribuirono addirittura al successo dell’una o dell’altra fazione.”

A proposito della posizione singolare che i trovatori occupavano nella società medievale, R. Sabatier afferma:

Mai era successo che dei poeti godessero di un simile prestigio; mai nessuno aveva avuto tale libertà di parola. Lodavano e rimproveravano, davano voce al popolo, influivano sugli orientamenti politici e divennero veicolo di nuove idee.

“La Poésie du Moyen Age”.

Ricerca a cura di Jury Schiavone


Fonti
  • E. Faral : Les jongleurs en france au Moyen age, ed. Paris, H. Champion, 1964
  • R. Sabatier : La Poésie du Moyen Age, ed. Paris, Albin Michel, 1975.
  • M. Aurell : La vielle et l’épée, ed. Paris 1989
  • AA.VV:Enciclopedia dello spettacolo

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