La struttura militare nel ‘400

ORIGINE DEI MERCENARI

Uomini d’arme al servizio di stati o di singoli signori in cambio di denaro, bottino o compensi d’altro genere. Si possono individuare tre fondamentali modalità di servizio mercenario, non sempre però nettamente distinguibili nella realtà storica: il contratto individuale tra un determinato signore e l’uomo d’arme; il contratto tra un signore e un capitano di ventura (compagnie di ventura) che s’impegnava, per un tempo determinato e dietro compenso (solitamente versato in anticipo), ad armare, equipaggiare e addestrare a sue spese una truppa (dalla denominazione del contratto, condotta, viene il tradizionale nome di condottieri dato ai capitani); infine l’arruolamento di uomini, non necessariamente sudditi, disposti a combattere per uno stato, il quale predispone i quadri gerarchici e fornisce l’equipaggiamento e le armi. Un caso particolare è la contrattazione con la quale uno stato cede temporaneamente a un altro l’uso di reparti militari così arruolati.

La professione del “soldato di Ventura” esiste da quando esiste l’uomo e non sempre era stata considerata alla stregua di un atto delinquienziale anche perché se dovessimo davvero parlare di “reato”, si dovrebbero processare numerosissimi Corpi e Specialità militari del passato e del presente.

Ci basti ricordare i Numidiani e i Mercenari greci così come gli arcieri Cretesi o i frombolieri delle Baleari erano per tradizione e talento al soldo di chi poteva permettersi soldati addestrati ad elevati livelli invece delle raccogliticcie e molto meno fedeli, in ultima analisi, truppe coscritte che dovevano proteggere gli interessi di interi Stati.

I balestrieri genovesi e i noti e temutissimi Lanzichenecchi, i soldati professionisti della Grande Cavalleria Catalana e i grandi condottieri del tardo Medioevo e del Rinascimento ricordati dalla splendida statua equestre di Bartolomeo Colleoni rappresentarono l’evoluzione della civiltà stessa di cui la tragica realtà bellica era purtroppo emanazione diretta, sottolineando l’importanza del professionista militare rispetto alle normali truppe più o meno coscritte che, in fondo, non combattevano altro che per paura o semplice smanie di grandezza e avidità di bottino dei loro signori e signorotti.

LA NUOVA STRUTTURA MILITARE

Dopo la caduta dell’impero romano, l’Europa occidentale sprofonda nei “secoli bui”, che vedono la scomparsa di ogni forma di scambio mercantile. Nel periodo feudale, quando più deboli sono le capacità di governare, sono gli obblighi imposti in relazione alle esigenze militari a costituire i meccanismi attraverso i quali si creano gli eserciti. Ma al di là delle prestazioni inerenti ai rapporti feudali, gli eserciti medievali hanno sempre annoverato nei loro ranghi molti soldati di ventura. A questi mercenari erano assegnati, spesso per periodi di tempo limitati, compiti tecnici che le truppe permanenti non erano in condizioni di svolgere. Sono quindi i gruppi di uomini esperti nel mestiere delle armi che si mettono a disposizione del miglior offerente a costituire le prime organizzazioni militari private.

Sorgono le società mercantili, e varie città italiane devono sottostare ai condizionamenti degli investitori. è in questo contesto di trasformazione che si diffonde il sistema della condotta: un meccanismo attraverso il quale il servizio delle armi viene subappaltato a unità private, che in un primo tempo sono gestite da corporazioni di mercanti. Si tratta di fatto della soluzione più razionale ed economica, anche per evitare la mobilitazione della cittadinanza e proteggere dai disastri della guerra la sua parte più produttiva. Il ricorso ai soldati di ventura è peraltro favorito anche dai nobili, che trovano poco rassicurante il potere delle armi in mano al popolo. Così, per quasi tutto il Medioevo le città italiane adottano le prassi delle compagnie di ventura. La prima a prendere iniziativa è Venezia, all’epoca delle crociate (1095-1270), con l’ingaggio di soldati-rematori per le sue navi, seguito poco dopo dal reclutamento di truppe di terra. E questa prassi non rimane limitata all’Italia. Data la natura delle guerre del tempo, l’abilità dei soldati conta assai più del numero. In tutta Europa, i signori incominciano a privilegiare il ricorso allo scutagium (“denaro della protezione”: costo per armare un soldato) per ingaggiare milizie assoldate, piuttosto che affidarsi alle masse dei sudditi. La proliferazione delle forze militari private coincide con una crescente instabilità, dovuta a cambiamenti politici e ai periodici smantellamenti degli eserciti regolari – in particolare durante la Guerra dei cent’anni (1337-1453). L’assenza di un’autorità centralizzata crea allora le condizioni ottimali per il reclutamento dei soldati di ventura. Inizialmente, questi mercenari propongono generalmente i loro servigi come “libere lance” (origine del termine tuttora usato di “free lance”). Una volta finita la guerra o esaurite le scorte di denaro, i soldati di ventura si trovano però senza una casa né un lavoro regolare. Molti formano allora “compagnie” (da “con pane”, espressione riferita inizialmente al vettovagliamento) volte a facilitare gli ingaggi collettivi, o quanto meno a ottenere vitto e protezione. Le compagnie si spostavano alla ricerca di un’occupazione dovunque si profilassero imprese guerriere, e intanto sovvenivano ai propri bisogni taglieggiando le città e i villaggi. Il nome di “compagnie libere” suona come una sfida, dato che nel sistema feudale la società è ingabbiata in una rigida gerarchia sociale.

Alla fine del XIV secolo molti di questi gruppi, alla ricerca di ingaggi più stabili, attraversano le Alpi; e l’Italia diviene il loro principale mercato. Il motivo è duplice: benché piccoli dal punto di vista dell’estensione geografica, per la loro ricchezza molti stati (o regni) italiani sono i poteri forti del momento. E dato che la loro struttura sociale è prevalentemente urbana, sono restii a sottrarre i cittadini alle loro attività produttive.

Qui le compagnie di ventura pongono le proprie armi al servizio di chi ha modo di pagare, trasformando in un vero inferno la vita di tutti gli altri; e in breve tempo assumono il controllo dei campi di battaglia italiani. Una delle maggiori è la Grande compagnia, forte di quasi 10.000 uomini. Tra le altre le più note sono la Compagnia bianca inglese (immortalata dall’omonimo racconto di Sir Conan Doyle) e la Grande compagnia catalana, che in seguito si sposterà in Grecia e detterà legge ad Atene per più di 60 anni.

I successi delle milizie venute dall’estero spingono all’imitazione i nobili italiani. Progressivamente, le compagnie di ventura straniere sono soppiantate dalle organizzazioni locali, che hanno oltre tutto il vantaggio di “giocare in casa”. Nascono così i capitani di ventura o condottieri, alla testa di milizie di ogni taglia: dalle piccole bande che offrono di volta in volta i loro servigi fino ai potenti eserciti privati di famiglie quali i Gonzaga o i Colonna. Alcuni di questi condottieri – ad esempio i Visconti o gli Sforza – finiscono per prevalere sui loro stessi committenti e assumono il dominio politico delle città per le quali hanno combattuto.

All’interno dell’esercito convivono e coesistono diverse formazioni militari che si possono riassumere nel seguente elenco :

  • Compagnie di Ventura dei Condottieri;
  • Compagnie di fanti;
  • Soldati professionisti assunti individualmente dagli stati;
  • Milizie coscritte;
  • Cavalleria “feudale”;

Le stesse Compagnie di Ventura al loro interno erano formate da gruppi eterogenei formati da combattenti stranieri ed italiani organizzate intorno alla figura del Condottiero.

Queste Compagnie erano fondate essenzialmente su nuclei di uomini d’arme “fedeli”, spesso legati al condottiero per motivi di parentela, attorno al quale gravitavano formazioni mobili e fluide composte da numerose unità, dette squadre, al cui comando erano preposti svariati condottieri “minori”.

Queste compagnie venivano assoldate dagli stati italiani tramite precisi contratti (le cosiddette CONDOTTE), in cui il Condottiero e il soggetto ingaggiatore stabilivano pagamenti, diritti e doveri della compagnia nei più svariati ambiti, dalla spartizione dei bottini al trattamento di eventuali prigionieri, queste realtà, fondate tatticamente sulla cavalleria pesante, riunivano in se condottieri, uomini d’arme e combattenti di varia provenienza geografica ed estrazione sociale.

Si potrebbe pensare che le Compagnie d’arme abbiano una struttura dettata anche dal ceto sociale di provenienza, i nobili o comunque i ricchi costituivano la cavalleria pesante mentre i meno abbienti formavano la fanteria, più facilmente addestrabile e meno costosa dal punto di vista degli armamenti.

Le compagnie di condottieri maggiori contavano tra le 500 e 1000 lance con un seguito di fanti che non superava un terzo della cavalleria.

Gli eserciti degli stati italiani erano spesso formate da diverse compagnie al cui comando veniva posto solitamente il Condottiero con la condotta maggiore. Il Condottiero spesso discendeva da famiglia nobile, ma non essendo il primogenito e non avendo diritto di successione al padre, intraprendeva la carriera militare come Condottiero di una compagnia, autosufficiente dall’esercito più o meno regolare del proprio regno.

Le uniche forze militari permanenti erano formate da quelle formazioni destinate alle funzioni di guarnigione e di presidio. Queste guarnigioni erano costituite da fanti detti PROVISIONATI in quanto percepivano dall’autorità pubblica una provisione ossia uno stipendio “regolare”. La tendenza nel secolo XV fu di una costante crescita di questi soldati che man mano vennero sempre più identificati come una forza di fanteria permanente comandata da uomini dello “stato”, gestita e pagata al di fuori del sistema della condotta.

Per finire il fronte delle realtà presenti all’interno degli eserciti quattrocenteschi troviamo la CAVALLERIA FEUDALE, proveniente dai rapporti di vassallaggio, era formato da cavalieri legati ad un Signore dal quale traevano benefici e poteri in luogo del loro servizio armato.

Ricerca a cura di Matteo Pia


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